Noroc de presa..
Crisi: in Romania il nuovo fronte della protesta
Da 5 giorni il paese è attraversato da grandi manifestazioni contro il governo e le misure di austerità: tagli a stipendi e pensioni, licenziamenti anche nel pubblico, privatizzazioni. Violenti scontri con la polizia, decine di feriti e molti arresti
Crisi: in Romania il nuovo fronte della protesta (foto da 02varvara.wordpress.com) (immagini di Fabrizio Ricci)
Si apre un nuovo fronte della protesta contro l'austerità, i tagli a stipendi e pensioni e i licenziamenti, anche nel settore pubblico. In Romania, il 2012 è iniziato con una mobilitazione di massa che non ha precedenti nella storia recente del Paese, che negli ultimi cinque giorni ha vissuto, e vive ancora, momenti di grande agitazione sociale. Non una folla oceanica paragonabile a quella che diede vita alla rivoluzione del 1989, quando i romeni rovesciarono violentemente il regime di Nicolae Ceausescu. Eppure le proteste di questi giorni contro il premier Emil Boc e il presidente Traian Basescu sono di sicuro le più vaste da quando il capo dello Stato è stato eletto nel 2004.
All'origine della protesta la grave situazione economica e la dilagante corruzione politica, nonostante la Romania continui ad essere il Paese con la crescita più alta dell’Unione europea, (nell’ultimo trimestre dell’anno scorso ha registrato un +1.8%). I guai per il Paese balcanico sono iniziati nel 2009, quando è arrivato il primo prestito dal Fondo monetario internazionale (Fmi) e dalla Banca Mondiale. La conseguenza del credito è stata infatti una serie di tagli, dai fondi per le pensioni agli stipendi degli statali, passando per i salari degli stessi dipendenti pubblici, per finire, negli ultimi tempi, alla riduzione drastica delle pensioni per i 'rivoluzionari dell'89'. Si tenga presente che oggi un pensionato romeno con 37 anni di lavoro prende in media 160 euro al mese. Il salario medio è di 350 euro.
Tagli imposti dall'Fmi e che hanno demolito le certezze della coalizione governativa, e, soprattutto, corroso la fiducia nei confronti di Basescu, il politico fino a poco tempo fa più popolare del paese.
L'altro sviluppo decisivo, che ha fatto scatenare le proteste, è arrivato la settimana scorsa, quando il governo Boc ha presentato un piano di riforma della Sanità che prevedeva, oltre a cambiamenti radicali nella carriera dei medici statali, anche la privatizzazione dello Smurd, il corpo di intervento di primo soccorso romeno. Contrario al progetto, Raed Arafat, medico di origini palestinesi molto stimato in Romania, coordinatore del corpo Smurd, vice ministro della Sanità, si è dimesso. La decisione di Arafat ha scatenato un mare di polemiche politiche e, di fatto, giovedì sera le prime manifestazioni di piazza, che poi si sono allargate e hanno raggiunto il centro di Bucarest.
Nei giorni successivi ci sono stati violenti scontri con la polizia, con un bilancio di diversi agenti feriti e molti arresti tra i dimostranti. Poi, la protesta si è allargata anche ad altre grandi città (come Brasov e Timisoara), ma ha assunto toni più duri sempre nella capitale, nella quale si è allargato anche il raggio di azione dei manifestanti, alcuni dei quali hanno messo a ferro e fuoco una parte di piazza Uniri, circa un km a sud della Piazza dell'Università. Alla fine il bilancio era di 53 feriti e una ventina di fermati. L’agenzia di stampa rumena Mediafaxnews ha riferito che più di 70 persone hanno richiesto assistenza medica a seguito degli scontri, e circa 40 persone sono state arrestate dalla polizia.
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Ieri il premier Boc ha condannato le violenze, lanciando un appello al dialogo: “Il diritto a manifestare è inalienabile ed è garantito dalla costituzione romena - ha detto ai giornalisti - ma la violenza urbana è inaccettabile ed intollerabile. Il dialogo resta l'unico confronto per tutte le parti sociali. La violenza non fa che mettere a repentaglio la stabilità economica della Romania, perché farebbe crescere i costi per il pagamento del prestito”.
Ma le proteste erano iniziate in maniera assolutamente pacifica, con fiori in mano e bandiere bucate come durante la Rivoluzione in piazza dell’Università a Bucarest, come racconta Mihaela Iordache in un articolo pubblicato su
www.balcanicaucaso.org. Solo in un secondo momento sono subentrate le violenze: "Se durante il giorno pensionati, famiglie con bambini e giovani hanno gridato 'senza violenza', durante la notte è arrivato l’incubo. Alcuni facinorosi, che secondo i promotori delle iniziative erano infiltrati della polizia, sono riusciti a seminare violenza, appiccando fuochi, distruggendo negozi e vandalizzando il centro della capitale. Decine di feriti, lotta fra gendarmi e manifestanti violenti, sangue, pietre, gas lacrimogeni, arresti. Giornalisti picchiati e feriti. Caos e immagini che ricordano le violenze dei minatori chiamati a Bucarest dall'allora presidente Iliescu negli anni Novanta”.
http://www.rassegna.it/articoli/2012/01/17/82070/crisi-in-romania-il-nuovo-fronte-della-protesta